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La grande Storia dell’Associazione Canoistica Arcobaleno

Di Tito Pamio

I primordi

Nel 1980 Carmela ed io venimmo ad abitare a Campalto e tra le prime conoscenze fatte sul posto c’erano Renato Friselle e Piero Tamai.

Questi c’invitarono a fare dei giretti in kayak, due di quei kayak (gialli) monoposto sono ancora nel nostro deposito [ndr: sono poi andati bruciati nel famoso incendio del deposito del ??]. Ricordo com’era difficile tenere la direzione ma soprattutto ricordo come fui preso da una gran meraviglia nell’apprendere che quei kayak Piero e Renato se li erano costruiti da soli! L’ammirazione verso di loro aumentava man mano che vedevo il frutto della loro creatività e della loro solidarietà.

Quando  nel 1982, credo, Lorenzo De Facci, operatore sociale incaricato dal Comune di Venezia di organizzare le attività del centro Baobab in favore degli adolescenti del quartiere CEP (centro d’edilizia popolare) di Campalto venne da me per avere dei suggerimenti sul come aggregare gli adolescenti del CEP ed offrire loro degli interessi alternativi a quelli piuttosto deludenti dell’ambiente povero e popolare di quel quartiere, io proposi quello che sarebbe piaciuto per me: seguire le orme di Piero e Renato: la cosa piacque a Lorenzo.

 

La costruzione dei primi kayak

Senza indugi mi recai presso l’officina di lavorazione per imbarcazione in vetro-resina De Pieri-Mardegan, lungo il Canal Salso, per carpire qualche segreto relativo a questa lavorazione e… meraviglia! mi venne proprio offerto uno stampo per kayak, inutilizzato da tempo, per 300.000 lire.

In seguito scoprii che il modello era piuttosto “obsoleto” (sicuramente ai fini delle competizioni) ma per l’acqua piatta aveva ancora delle ottime caratteristiche. Me lo portai a casa e, col mio stipendio e con uno stanziamento mi pare che fosse di circa 2 milioni, comprai: vetro-resina, amianto in polvere, pennelli, catalizzatore, ecc. Attrezzai alla meno peggio il garage di casa per partire con l’operazione “adolescenti CEP“, sostenuta dal Baobab ma soprattutto da uno come me nato in un molino del Dese a Scorzè e da piccolo rischiava le ire di Cencio il pescatore (una specie d’uomo-lupo o di nonno Cocon nella mia fantasia di allora) pur di muoversi sopra una barca lucchettata alla riva…

Gli adolescenti di Via Bagaron e del CEP, fine ultimo dell’attività, erano coinvolti con circospezione (cioè in maniera che avessero l’impressione d’essere anch’essi i costruttori dei kayak, ma che non rovinassero troppo i materiali…) nella costruzione dei kayak e in capo a qualche mese tra inalazioni di sostanze tossiche, indurimenti di pennelli ed auto-esaltazioni a causa delle colorate e lisce superfici epossidiche sfornate dallo stampo denominato “Sepa”, avemmo a disposizione una decina di self-made kayak, più un kayak doppio comperato dallo stesso De Pieri insieme con un “caicio”: una specie di scialuppa che è ancora nell’attuale deposito di via Delle Barene…

Costruzione Kayak Vetroresina

 

Le prime escursioni in laguna

isola di campalto, imbarcadero dei gondolieri (anni '80)In quegli anni la Compagnia dei gondolieri costruì un mega-pontile, spendendo 50 milioni, sul lato Est dell’isola-“scoassera” [ndr: discarica] di Campalto, proprio dove oggi c’è l’imbarcadero alto e diroccato.

Quella era la mèta preferita di quegli arditi ragazzotti che, giustamente disdegnando gli spazi maleodoranti e pulverulenti dell’isola, trovavano nelle assi del pontile delle formidabili piattaforme per sdraiarsi al sole e per tuffarsi in un’acqua apparentemente quasi limpida. Abituale frequentatrice veneziana era anche Palmira, bidella di Cannaregio colla sua bella topa, simile a quella in uso da parte dell’Arcobaleno, ed i suoi numerosi figli.

I fiumi

Presto ci accorgemmo dell’acqua mossa dei fiumi ed i nostri numerosi figli che frequentavano i gruppi scout del Mestre I° fecero sì che questi iniziassero a provare le emozioni del pagaiare, sia in laguna che nelle acque mosse.

E’ rimasto storico il primo impatto con una rapida sotto il ponte ferroviario della Priula, forse correva l’anno 84, pagaiavamo senza “testa” ne’“coda” in gruppo con una baldanza da armata Brancaleon. Non avevamo ancora letto il manuale e le “regole” per le discese di Guglielmo Granacci considerato il massimo propugnatore del kayak turistico in Italia.

Improvvisamente, ci accorgemmo, ahi mamma!, che la velocità della corrente aumentava, aumentavano anche i massi affioranti. Andrea Degan, che era davanti a me, si rovescia… io…che faccio io? Sentendomi in qualche modo responsabile della spedizione, mi butto in acqua e, senza combinare un gran che, assisto alla calata disordinata e colorata di corpi ed imbarcazioni fino a quando tutti e tutto si fermano alla base della rapida.

Allora mi lascio trasportare… meglio. vengo preso dalla corrente e, quando sono in fondo anch’io, vedo una delle mie più belle realizzazioni, lo Squalo 1, diviso in 2 gusci.

 

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